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	<title>Ucid Firenze &#187; Ucid Nazionale</title>
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	<description>Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti</description>
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		<title>Gli ingredienti per uscire dalla crisi: fatica e senso di responsabilità!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2014 11:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Ucid]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il risultato dei lavori dell&#8217;UCID International School on the snow. I lavori della “UCID International School on the snow” edizione 2012, si sono aperti al Rifugio di Col Druscié (Cortina d’Ampezzo) alle 18:30 del 13 gennaio (fino a domenica 15), con il titolo “Talenti &#38; Passione”: l’incontro nazionale dei Giovani UCID (che sono arrivati numerossissimi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Il risultato dei lavori dell&#8217;UCID International School on the snow.</h3>
<p>I lavori della “UCID International School on the snow” edizione 2012, si sono aperti al Rifugio di Col Druscié (Cortina d’Ampezzo) alle 18:30 del 13 gennaio (fino a domenica 15), con il titolo “Talenti &amp; Passione”: l’incontro nazionale dei Giovani UCID (che sono arrivati numerossissimi da tutti gli angoli d’Italia), si sono svolti con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana (l’Ufficio per i problemi sociali e del lavoro e la Pastorale Giovanile), dell’UNESCO (centro di Firenze), della Camera dei Deputati, della Regione del Veneto, e del Comune di Cortina d’Ampezzo, e con lo sponsor della Cassa di Risparmio del Veneto e dell’AGENA, e la media-partnership del quotidiano cattolico Avvenire, del Corriere del Veneto, del Corriere del Trentino, del Corriere dell’Alto Adige, di MondoLibero e di Radio Club 103.<br />
L’apertura dei lavori è affidata al padrone di casa, Manlio d’Agostino – Presidente Nazionale del Movimento Giovani UCID – che sottolinea come i primi successi di questa edizione siano già stati raggiunti: in primis, l’essersi ritrovati da tutta Italia a Cortina d’Ampezzo, con la speranza di fare sempre di più e meglio per il Bene Comune, ma soprattutto avendo avviato nuove collaborazioni con altre associazioni (sono presenti tra gli altri i esponenti apicali dei giovani imprenditori di Confartigianato, con i quali è stata lanciata una stretta collaborazione).<br />
“Siamo ancora una volta a Cortina, in un clima di responsabilità, con la consapevolezza che incontrarsi e discutere sia ancora essenziale nonostante abbiamo avviato molti progetti di comunicazione utilizzando i social network ed i nuovi media.<br />
Ci gratifica avere ricevuto l’attenzione di così importanti personalità, nonché il patrocinio di così importanti istituzioni, conferma che dobbiamo essere maggiormente responsabili e coerenti, perché le nostre azioni sono esempio per altri! E questo, molto spesso, comporta rinunce e sacrifici: per l’appunto, proprio ripartendo dal titolo di questa edizione, cerchiamo di mettere a frutto i nostri talenti con grande passione!” ha aggiunto d’Agostino, “i risultati della indagine che abbiamo condotto è un punto di partenza molto interessante, per formulare la nostra proposta (nel corso dei lavori dell’UCID School di Cortina d’Ampezzo, ndr), ma anche riprogettare la nuova strategia per il Bene Comune. Non vogliamo sussidi, ma solo la possibilità di esprimerci!”<br />
Quindi, è giunto il messaggio di augurio e di saluto di don Nicolò ANSELMI (Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana) che richiama le parole del Santo Padre Benedetto XVI (in occasione degli auguri di Natale rivolgendosi alla Curia Vaticana ed il giorno 9 gennaio parlando agli ambasciatori accreditati presso al Santa Sede) di particolare attenzione alle “giovani generazioni”, ringraziando i giovani dell’Ucid per quello che stanno facendo nella chiesa e nella società, e sottolineando che per ogni giovane c’è un progetto definito “una vocazione alla felicità”, e sottolineando come sia “importante che i giovani rispondano in modo generoso e responsabile alle aspettative del Papa e in un certo senso del mondo intero”.<br />
Nel corso del primo incontro (venerdi sera a Col Druscié) con Alessandro Russello (il direttore de</p>
<p>l Corriere del Veneto) è emerso come bisogna premiare tutte le diverse forme di fatica del lavoro (contro le speculazioni), e l’innovazione delle imprese che valorizza la meritorietà dei migliori, ma soprattutto consente di arginare delle derive di un marketing che non risponde alle esigenze delle persone, ma tende solamente a creare nuovi bisogni indotti.<br />
I giovani UCID hanno chiaro che non servono sussidi finanziari, ma piuttosto la necessità di creare le condizioni per potersi esprimere e per poter conciliare il lavoro alla volontà di costruire, ancora oggi, una famiglia dal clima sereno.<br />
Il sabato sera, da Malga Misurina, Mons. Angelo Casile, responsabile dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e del lavoro della CEI, ha affermato che “Dio è il primo imprenditore” e ripercorrendo alcuni passi evangelici ha sottolineato la “bellezza” e l’impegno dell’azione costante di Dio, creando un modello a cui ispirarsi quotidiamente.<br />
Sulla stessa scia, Luca Bernabei (direttore di Lux Vide) nel raccontare la storia della propria casa di produzione, e le fasi di ideazione e di produzioni di alcune serie trasmesse in televisione, ha rappresentato – in modo semplice, ma diretto – come i valori cristiani siano alla base di tutte le scelte effettuate. La coerenza ed il senso di responsabilità di un dirigente cattolico che pensa come la televisione sia fatta da chi crea i contenuti, pensando alla sua azione educativa e sociale in favore di chi è seduto sul divano di casa. Bernabei ha sottolineato che bisogna sempre distinguersi per fare meglio degli altri, diventando punto di riferimento, ispirarsi sempre al Bene Comune ed alla Bellezza, ma anche essere orgogliosi di essere cristiani, anche nella tenacia di mantenere salde le famiglie (il buon esempio viene da chi ha 5 figli!).</p>
<p>Giancarlo Abete (presidente nazionale dell’UCID) ha tracciato le linee strategiche dell’azione dell’associazione e del comportamento degli iscritti, riprendendo alcuni degli spunti emersi nel corso delle due giornate di incontro, ma soprattutto sottolineando l’importanza di questa modalità “informale” di incontro soprattutto per quella parte di associazione che vuole consolidarsi per essere il futuro dell’UCID.<br />
Tre giorni intensi in cui si sono alternate attività formative ed attività di aggregazioni e sportive, per un modello differente nei modi, ma non nei contenuti, per formare la nuova classe dirigente ed imprenditoriale cristiana: la domenica mattina a conclusione dei lavori, tutti i partecipanti si sono ritrovati nella terrazza del Rifugio Col Druscié dove, alla presenza del Sen. Maurizio Sacconi (già Ministro del Lavoro, nel precedente Governo) e dell’Ass. Elena Donazzan (Assessore al Lavoro della Regione del Veneto) sono state consegnate le attestazioni di benemerenza ad alcuni giovani UCID che si sono distinti in questi mesi per l’impegno profuso.<br />
In quella occasione, sono stati ripercorsi i principali passaggi della proposta elaborata e che nei prossimi giorni verrà trasmessa alle Istituzioni laiche ed ecclesiali.<br />
Con grande spirito cristiano, il pensiero dei giovani dell’UCID – nel corso della celebrazione della Santa Messa del sabato e della domenica – è sempre andato a tutte le persone coinvolte nel naufragio della nave dell’Isola del Giglio.</p>
<p>Articolo tratto dal sito UCID Nazionale.</p>
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		<title>Tassazione sulla crescita e sullo sviluppo: la curva di Laffer</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2014 11:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Ucid]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agli inizi degli anni ottanta abbiamo assistito ad una intenso dibattito sugli effetti della tassazione sulla crescita e sullo sviluppo, in relazione alla forte espansione del settore pubblico sia dal lato della spesa che da quello delle entrate. Si chiamò allora in causa la curva di Arthur Laffer, che mette in relazione l’andamento della pressione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Agli inizi degli anni ottanta abbiamo assistito ad una intenso dibattito sugli effetti della tassazione sulla crescita e sullo sviluppo, in relazione alla forte espansione del settore pubblico sia dal lato della spesa che da quello delle entrate.</h3>
<p>Si chiamò allora in causa la curva di Arthur Laffer, che mette in relazione l’andamento della pressione fiscale con il gettito delle imposte. Tale relazione ha la forma di una parabola, con il massimo corrispondente ad un certo livello della tassazione. Al di sotto di tale livello, il gettito può crescere sia pure a tassi decrescenti all’aumentare della pressione fiscale. Superato tale livello, l’aumento della pressione fiscale si accompagna a tassi negativi della crescita del gettito[1].<br />
La curva di Laffer consentiva di aprire il discorso sul livello della tassazione massima compatibile con lo sviluppo nel lungo periodo, individuata in alcuni studi intorno al 30% del reddito.<br />
Il nostro Paese ha abbondantemente superato tale livello e occorre pertanto interrogarci sugli effetti economici di lungo periodo di tale situazione.<br />
Il problema riguarda soprattutto la tassazione complessiva del reddito delle imprese che ha raggiunto negli ultimi anni livelli inusitati. Solo recentemente il Governo ha cominciato ad affrontare tale problema con alcuni provvedimenti, peraltro di non grande portata.<br />
Nell’ultimo triennio la pressione fiscale complessiva sul reddito delle nostre imprese manifatturiere è passata da percentuali intorno al 40% a valori che in alcuni casi superano il 90%. La pressione fiscale sulle imprese è pertanto più che raddoppiata in un triennio, con effetti sui loro comportamenti soprattutto per quanto riguarda i modelli di sviluppo.<br />
Una prima reazione delle imprese potrebbe essere quella di accelerare gli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali e immateriali, puntando ad un sostanziale pareggio del conto economico e quindi ad azzerare la tassazione. Ma questo comportamento incontra naturalmente degli evidenti limiti connessi con le aliquote massime consentite per gli ammortamenti.<br />
Ma c’è un altro effetto economico della eccessiva tassazione dei redditi di impresa che qui preme evidenziare. Esso riguarda i modelli di sviluppo dell’impresa e i processi di internazionalizzazione nel mondo globalizzato e di mobilità non solo dei beni e dei servizi ma di tutti i fattori della produzione.<br />
Agli attuali livelli di tassazione che raggiungono ormai il 100% dei redditi, l’impresa che vuole e può crescere non lo fa per linee interne espandendo il fatturato nel proprio Paese ed esportando una quota di esso, ma facendo acquisizioni di imprese all’estero, cioè investimenti diretti all’estero. Si tratta indubbiamente di una forma più elevata di internazionalizzazione rispetto alle esportazioni. In questo modo, ciò che conta per l’impresa non è tanto la quota di esportazioni che essa detiene, ma la quota di mercato mondiale che essa è in grado di controllare nel proprio settore, indipendentemente da dove produce. La produzione tende pertanto a spostarsi dal mercato interno ai mercati esteri dove è avvenuta l’acquisizione di impresa, con effetti produttivi ed occupazionali negativi per il nostro Paese e quindi per le entrate tributarie provenienti dalla tassazione dei redditi di impresa.<br />
L’impresa tende a spostare le proprie produzioni dove la tassazione è meno penalizzante, come pure per l’accesso ai vari fattori produttivi, con un impoverimento del Paese dove la tassazione è eccessiva per i processi di accumulazione e sviluppo.<br />
Un sistema industriale come il nostro che dipende molto per il finanziamento del suo sviluppo dal sistema bancario, e che presenta un basso livello di capitalizzazione, soprattutto per motivi fiscali, ha bisogno assoluto di rilanciare il risparmio di impresa (autofinanziamento) e questo obiettivo è raggiungibile solo con un regime diverso degli ammortamenti e con una minore tassazione dei redditi di impresa.<br />
Diversamente, non si riuscirà ad arrestare il pericoloso processo di deindustrializzazione in atto nel nostro Paese, con conseguenze negative per i processi di accumulazione e sviluppo e, in definitiva, per le possibilità occupazionali soprattutto delle nostre giovani generazioni.</p>
<address>[1] Possiamo presentare formalmente una versione modificata della curva di Laffer, mettendo in relazione non il gettito con la pressione fiscale, ma la dinamica del reddito con la pressione fiscale. Tale versione modificata può essere rappresentata nel modo seguente: Y = a + b T/Y – c (T/Y)^2; dove a, b e c sono dei parametri e T/Y la pressione fiscale come rapporto tra i tributi (T) e il reddito nazionale (Y). Se indichiamo la pressione fiscale con t, possiamo riscrivere la relazione prima indicata: Y = a + b t – c t^2. Il tasso di crescita del reddito in funzione della pressione fiscale può essere espresso con la derivata prima di Y rispetto a t. Possiamo pertanto scrivere: Y’ = b – 2ct. Tale espressione diventa nulla per t = b/2c. Pertanto, se b è uguale a c, la pressione fiscale a cui corrisponde una crescita nulla del reddito è pari al 50%. Se invece b è minore di c, la crescita del reddito è nulla per una tassazione minore del 50%. Infine, per b maggiore di c abbiamo una crescita nulla del reddito per una pressione fiscale superiore al 50%. Al di sotto di tali percentuali, la crescita del reddito è positiva mentre al di sopra la crescita del reddito è negativa.</address>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo tratto dal sito UCID Nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il futuro dell’Europa e il dilemma di Thomas Mann: rapporto Ucid</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 12:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Ucid]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ucid Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Terzo Rapporto UCID 2013/2014 afferma che per il nostro futuro abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa, ma di una Europa diversa. E’ più che mai valido il vecchio dilemma di Thomas Mann: si riuscirà ad abbandonare l’idea attuale di “un’Europa tedesca” per sviluppare invece una “Germania Europea”, più aperta alle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Il Terzo Rapporto UCID 2013/2014 afferma che per il nostro futuro abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa, ma di una Europa diversa.</h3>
<p>E’ più che mai valido il vecchio dilemma di Thomas Mann: si riuscirà ad abbandonare l’idea attuale di “un’Europa tedesca” per sviluppare invece una “Germania Europea”, più aperta alle esigenze degli altri popoli?<br />
I destini dell’Italia d della Germania sono incrociati e i tedeschi costituiscono il nucleo del nostro primo partner commerciale. Ma un tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro più vicino a 1,50 che a 1,00, risponde certamente molto di più agli interessi della Germani che a quelli dell’Italia.<br />
Nonostante queste condizioni ed altre fortemente penalizzanti come il fisco e la burocrazia asfissiante, le nostre imprese riescono ad esportare circa il 30% del prodotto interno lordo, una percentuale simile a quella della Cina.<br />
Dal 2000 la nostra competitività rispetto alla Germania in termini di costo del lavoro per unità di prodotto (clup) è molto penalizzata, in relazione ad una dinamica della produttività tremendamente bassa.<br />
Migliora invece in modo notevole la nostra competitività rispetto alla Germania, se misurata rispetto ai prezzi alla produzione, grazie ad una contrazione dei margini di profitto che però non è sostenibile nel medio – lungo periodo perché viene intaccato il risparmio di impresa e le possibilità di accumulazione e sviluppo.<br />
Un ruolo cruciale, ai fini della competitività, gioca la qualità delle esportazioni italiane decisamente superiore a quella delle esportazioni tedesche.<br />
In questi ultimi anni, il contributo delle nostre esportazioni nette alla crescita del prodotto interno lordo è stato largamente positivo, a fronte di un contributo negativo della domanda interna per consumi e investimenti.<br />
Senza il contributo delle esportazioni, la crescita della nostra economia sarebbe precipitata su valori negativi pericolosi.<br />
Di fronte a questo quadro e a quello altrettanto difficile dei paesi del Sud dell’Unione Europea, la Germania deve essere più europea ed essere meno rigida sulla moneta e sui parametri di Maastricht, soprattutto quelli fiscali (deficit e debito pubblico rispetto al PIL), per favorire la crescita e l’occupazione, soprattutto quella giovanile. Nel nostro paese il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 40 % e nel Sud il 60%.<br />
Un tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro vicino alla parità, darebbe una forte spinta alle nostre esportazioni e alla crescita, senza temere per i prezzi perché ora siamo in deflazione.<br />
Per il futuro dell’Europa abbiamo bisogno di leader, come è avvenuto all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, con la nascita della CECA e poi del Mercato Comune, ad opera di statisti illuminati dal cristianesimo come Adenauer, De Gasperi e Schumann. Altrimenti, come stiamo vedendo prevalgono i burocrati della Commissione Europea che ingessano e soffocano tutto con un eccesso di regole e direttive.<br />
Dicevamo prima che i destini dell’Italia e della Germania sono incrociati, anche se gli italiani non amano i tedeschi ma ammirano la Germania, mentre i tedeschi non ammirano gli italiani ma amano l’Italia, come è avvenuto per Goethe e oggi per Angela Merkel che sceglie Ischia per le proprie vacanze.<br />
La Germania ha veramente una grandissima responsabilità verso l’Europa. Molti sono coloro che non la ritengono all’altezza del compito: a cominciare dal filosofo tedesco Habermas.<br />
Volenti o nolenti, dobbiamo riporre le nostre speranze nella Germania. Se poi la Germania non volesse o non potesse realizzarle, sarebbe un disastro per tutti, a cominciare dai tedeschi destinati a soccombere, ancora una volta, ai sogni di grandezza.</p>
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